Sulla tavola dei cubani l’ensalada non è un antipasto.
Non è un contorno decorativo.
È una presenza necessaria.
Cosa significa davvero “ensalada” a Cuba
A Cuba dire ensalada non significa “piatto leggero”.
Significa compensazione.
La cucina cubana storica è:
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ricca di amidi
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basata su legumi
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spesso grassa
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costruita per nutrire
L’ensalada serve a:
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alleggerire
-
rinfrescare
-
riequilibrare
Non sostituisce nulla.
Tiene insieme tutto.
L’ensalada non apre il pasto: lo accompagna
A differenza di molte cucine europee,
l’ensalada a Cuba non introduce.
Sta al centro.
Arriva con il piatto principale.
Si mangia insieme a riso, fagioli, carne, yuca.
Serve a:
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pulire il palato
-
spezzare la monotonia dell’amido
-
rendere il boccone ripetibile
È funzionale, non scenografica.
Esperienza sensoriale
L’ensalada non deve stupire.
Deve:
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essere fresca
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essere viva
-
essere diretta
Se è molle, è sbagliata.
Se è dolce, è sbilanciata.
Se è ricca, tradisce il suo ruolo.
L’ensalada funziona quando:
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non la noti
-
ma senti che senza mancherebbe qualcosa
Un piatto povero? No. Un piatto essenziale.
L’ensalada nasce da una cucina di risorse limitate.
Ma non è un piatto di rinuncia.
È un piatto di intelligenza alimentare.
Quando:
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la carne è tanta
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il riso è pesante
-
i fagioli sono densi
l’ensalada rimette tutto in asse.
Cultura quotidiana, non rituale
L’ensalada:
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non si racconta
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non si celebra
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non si firma
Si fa quando c’è.
E quando non c’è, si sente.
È uno di quei piatti che esistono
finché qualcuno prova a toglierli.
Chiusura
Sulla tavola dei cubani l’ensalada non è moda.
È necessità.
È acqua contro amido.
È acido contro grasso.
È respiro dentro un pasto pieno.
Non è protagonista.
Ma senza di lei,
la tavola non funziona.
E in una cucina vera,
quello che funziona resta.
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